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Siamo ogni giorno spinti a fermarci all’immediato, a guardare solo a ciò
che ci sta vicino, dimenticando ciò che costituisce l’orizzonte in cui la
vita quotidiana prende significato, perché vi trova fondamento e
orientamento. A questi condizionamenti culturali occorre reagire. Lo
ribadisce con forza e continuità il Papa Benedetto XVI, ricordandoci
quanto sia pericoloso togliere all’uomo la prospettiva di Dio e la
testimonianza che della sete di lui danno le religioni; soprattutto la
rivelazione che di lui ci offre la religione cristiana nel volto e
nell’opera del Figlio Gesù. La nostra Europa, il mondo occidentale sarà in
grado di ritrovare se stesso e la capacità di parlare al mondo, “soltanto
se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi e
in noi”, perché “senza Dio i conti non tornano”.
Gli
ambienti e le occasioni per questa ricerca e questo ascolto non mancano.
La scuola è uno di questi. Essa può e deve dare il suo contributo alla
riflessione sul mistero della vita, soprattutto oggi che, per la presenza
di un numero in continua crescita di bambini e ragazzi provenienti da
altri paesi, sta diventando sempre più un luogo di confronto di tradizioni
culturali e religiose. Memoria viva del passato, progettazione creativa
del futuro, la scuola è innanzitutto un tempo dedicato alla maturazione
integrale degli alunni, quindi anche della dimensione spirituale e
religiosa, all’interno e in dialogo con il contesto culturale e sociale in
cui essi sono inseriti.
L’insegnamento della religione cattolica (IRC) si colloca in maniera
pertinente in questo “luogo”, per dare un contributo significativo e
originale allo sviluppo di personalità capaci di “guardare in alto” e di
costruirsi in atteggiamento di accoglienza degli altri e di disponibilità
all’incontro e alla collaborazione, con una chiara consapevolezza delle
radici religiose su cui è ancorata l’identità del nostro popolo.
Il
consolidamento della scelta di avvalersi dell’IRC da parte delle famiglie
e dei ragazzi (ribadito anche nell’anno scolastico 2005–2006
nell’altissima percentuale del 91,6%) è incoraggiante riscontro
dell’importanza di questo insegnamento. Esso infatti favorisce un
inserimento più pieno e consapevole nell’identità culturale e sociale del
nostro Paese; affronta una opportuna riflessione sul cattolicesimo, in
dialogo con le altre confessioni cristiane e le altre religioni;
costituisce un terreno fecondo per indagare il significato profondo della
vita umana nell’orizzonte della trascendenza e prospettare decisioni
impegnative per l’esistenza personale e per la vita sociale.
Il
Convegno Ecclesiale nazionale di Verona ha posto al centro dell’attenzione
l’uomo del nostro tempo, alla ricerca di un futuro personale e comunitario
rinnovato, più giusto e in pace; per i cristiani chiaramente segnato dalla
speranza che scaturisce dalla morte e risurrezione di Gesù Cristo. In
questa ricerca emerge quanto sia decisivo lo spessore culturale e sociale
della fede e il suo rapporto con il mondo. L’IRC si offre come disciplina
scolastica in grado di dare un suo specifico contributo per decifrare
meglio le aspirazioni dell’uomo di oggi e rendere a lui più vicina e
comprensibile la speranza che viene dal Vangelo. Sono ulteriori motivi per
rinnovare la scelta di tale insegnamento.
Mentre
ringraziamo gli insegnanti di religione cattolica per la loro dedizione
professionale, qualificata con adeguato aggiornamento, come pure gli
uffici scuola diocesani e regionali nonché i dirigenti scolastici per la
solerzia con cui operano in vista di una piena valorizzazione dell’IRC,
invitiamo le famiglie e i ragazzi a continuare ad avvalersi di tale
insegnamento per l’anno scolastico 2007–2008. Ci auguriamo, anche, che
coloro che per gli anni passati non se ne sono avvalsi possano farlo in
futuro. Non è, infatti, una proposta disciplinare che limita la loro
libertà, la rende piuttosto matura e responsabile, consolidando rapporti,
confronti, accoglienze, per un’autentica integrazione di persone,
esperienze e culture.
Roma, 30 novembre 2006
PRESIDENZA DELLA CEI |